
Il percorso terapeutico è costruito su misura, all’interno di una relazione autentica basata su collaborazione, empatia, non giudizio e rigorosa attenzione alle evidenze scientifiche.
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Sono il Dott. Aron Fantini, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
Di poche cose ho certezze assolute: realizzare parte della mia esistenza, attraverso la conoscenza e l’esplorazione del mondo interiore, è una di queste. Freud scriveva che lo psicoterapeuta deve essere “sufficientemente sano, ed essere stato in odore di malattia”, per comprendere quella dell’altro, in particolare la “malattia di vivere”.
La spinta a guardare, comprendere e talvolta accettare i miei conflitti interiori è diventata così lo strumento attraverso cui aiuto le persone a osservare, affrontare e trasformare i propri.


La terapia cognitivo-comportamentale parte da un’evidenza scientifica: non è l’evento in sé a determinare ciò che proviamo, ma il modo in cui lo interpretiamo.
A volte l’interpretazione è coerente con la realtà e genera emozioni naturali e fisiologiche: perdere una persona cara comporta tristezza. Spesso, però, a un dolore “pulito” si somma un dolore “sporco”, legato ai significati profondi che attribuiamo a ciò che accade.
La mente funziona attraverso due flussi di esperienza: la mente che “sa” (più razionale) e la mente che “sente” (più emotiva). Entrambe sono fondamentali, ma quando le nostre esperienze di vita ci portano a sviluppare credenze profonde di inadeguatezza (“sono sbagliato”), non amabilità (“non merito l’amore”) o mancanza di valore (“valgo poco”), queste possono attivarsi automaticamente negli eventi quotidiani amplificando la sofferenza.
Così, di fronte a eventi fisiologicamente difficili, possono emergere pensieri come:
Per proteggersi da queste ferite interiori la persona può mettere in atto strategie di difesa, come evitamento, controllo e perfezionismo, che nel breve periodo riducono il disagio ma, se diventano pervasive, contribuiscono al mantenimento di ansia, depressione e difficoltà relazionali.L’obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale è aiutare la persona a riconoscere il proprio dialogo interiore, comprendere quando è influenzato da schemi profondi di inadeguatezza, non amabilità o mancanza di valore e depotenziare i nuclei emotivi che lo sostengono, sviluppando una visione di sé più realistica, equilibrata e coerente con la propria storia.
La terapia cognitivo comportamentale contemporanea integra, inoltre, approcci scientificamente validati, come Schema Therapy, Dialectical Behavioral Therapy (DBT), Terapia Metacognitiva Interpersonale, Acceptance and Committment Therapy (ACT), Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) e Mindfulness, che permettono non solo di trasformare la sofferenza legata agli schemi disfunzionali, ma anche di accogliere e affrontare quelle forme di dolore “pulito” che fanno inevitabilmente parte dell’esperienza umana.
Il percorso terapeutico è costruito su misura, all’interno di una relazione autentica basata su collaborazione, empatia, non giudizio e rigorosa attenzione alle evidenze scientifiche.
"Ciò che è in superficie va ben oltre a quello che il nostro sguardo può vedere”
A. Beck
